Luci e ombre

Per me sono cominciate le vacanze visto cvhe al mio corso ho terminato le lezioni.  Mi piace riproporre tutti i miei scritti e uno per volta ve li riscrivo. Oggi una prima poesia:

LUCI E OMBRE
 
Collina verde
fiore solitario
cielo stellato
mare azzurro
volo di rondini
suono di campana
d’una chiesetta
campestre.
 
            Silenzio sui monti
            meraviglia per gli occhi
            nel profondo mare.
 
Gioco di luci
in acque limpide
e verdognole.
 
            Ruscelli fluttuanti
            che accarezzano
            fondi melmosi
            pietre pulite
 
            chiarezza e ombre
            luci giocose
            e bui inquietanti.
 
                                  Maria Dulbecco
 
 
 
 
 
 
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Forse l’ho già detto ma pazienza, lo ripeto: Io mi ritrovo ad avere centinaia di foglietti scritti  in tanti anni e questi creano un bel disordine in giro. Mi sono ripromessa di copiarli  tutti su un documento word e ogni volta strappare un foglietto. Tra il dire e il fare le cose cambiano. Pensavo di strapparne almeno uno al giorno ed invece non è così vado molto lentamente  ma voglio farvene conoscere alcuni.

                                      RICORDI

Come posso controllare le parole che si affollano nella mia mente e chiedono con insistenza di uscire fuori per essere impressi nella carta quando queste  affluiscono numerose  in un mare di sensazioni che dilaniano l’anima  e non vogliono essere più represse provocandomi un incessante tormento.
   A quali  dare la precedenza sicura di poterli  far defluire  e comporre un logico racconto che mi aiutino a districare i fili  che compongono lo scorrere  del raccontare. I primi ricordi, non sono molto allegri, sono cresciuta con la guerra, a sette otto anni quelli sono i ricordi  predominanti.
    Incertezza, paura!             
    Paura dei tedeschi che incontravo fuori della porta. Gli aerei da ammirare in formazioni triangolari, belli da guardare ma erano portatrici di bombe.
    Io giocavo sull’uscio di quella casa dove eravamo sfollati e sentivo il sibilo dei proiettili di cannoni che attraversavano il paese per andare ad esplodere al di là delle case, di questo ero sicura e ascoltando avevo imparato a simulare il loro sibilo che nei momenti di tregua li ripetevo per giocare a far spaventare  mamma e nonna che mi abbracciavano come a difendermi da quelle bombe,
    La nonna, lei è stata l’unica ad avere il coraggio di tornare a San Salvo dove era la nostra casa camminando, a piedi, da Cupello per andare a prenderci i vestitini pesanti visto che stava arrivando il freddo e la guerra continuava.
    Eravamo stati sfollati con il caldo e si pensava potessimo far ritorno a casa entro pochi giorni ma non fu così.
    Lei  è partita di buon mattino , a piedi, attraversando campi e strade deserte arrivando a casa dove ha trovato un paese disabitato. Ha preso due fagotti di indumenti a noi necessari e ha ripreso la strada per Cupello
    Ci raccontava che per strada, ha invocato continuamente il Signore che l’aiutasse ad arrivare viva. Quelle cannonate delle quali sentivamo solo il sibilo, se li è visti cadere vicino  e trovava, sul cammino, buche provocate da questi  proiettili.
    Ringraziando Dio riuscì ad arrivare da noi.
     Insieme a noi vi erano altri parenti e tutti, in attesa che i tedeschi andassero via, si prodigavano per il sostentamento di  questo gruppo.
     In quei giorni, contrariamente a quanto accadeva nel resto d’Italia, da noi abbondava il mangiare.  Le donne facevano il pane in casa e tutti abbattevano gli animali che possedevano per non farli prendere dai tedeschi e tutti i giorni si facevano grossi tegami  pieni di carne a (ciff e ciaff)  voleva dire solo soffritti insaporiti da peperoni rossi essiccati al sole e spicchi d’aglio.
     A volte, i tedeschi, che avevano allestito una cucina a fianco a noi in una casa dei nostri parenti, ci sporgevano  pezzi di carne che avevano in abbondanza.
      Una mattina arrivarono un gruppo di tedeschi che cercavano donne da portare con loro per  farsi aiutare nelle  cucine ai margini del paese.  Tutte le donne di casa si misero a sfaccendare per far vedere che erano occupate, qualcuna ha preso in braccio il mio fratellino piccolo e accadde così che solo mia nonna era rimasta senza occupazione alcuna. I tedeschi la stavano portando via ma non avevano fatto i conti con me piccolina. Mi avvinghiai alle gambe della nonna e gridavo affinché non me la portassero via. I due non parlavano italiano ma capirono la mia angoscia e si commossero ( alla fine, anche loro erano soldati con tanto cuore) mi fecero una carezza e con un sorriso mi rassicurarono andandosene via con un saluto della mano e non portarono via nessuna delle donne di casa,

Una scena che non mi ha più abbandonata ed è servita a non farmi più avere paura dei tedeschi che incontravo sulla porta.

(un altro foglietto rotto)
   

 

 

 

 

 

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Ceriale

Ore 6,30     Ceriale  Agosto  1995?

La spiaggia è ancora addormentata, deserta, il mare calmo appena si muove.

Il risveglio non è assordante come le ore che seguiranno.

Le onde lambiscono la sponda pigramente quasi a non voler  disturbare le persone che ancora dormono dietro le finestre socchiuse di fronte a questa massa stupenda di acqua azzurra.

Il furgoncino della stampa preceduto dal rumore di una saracinesca che si alza lascia il suo pacco di giornali.

Un altro furgone arriva a scaricare altri giornali forse riviste, ripartono e nel silenzio assoluto  il rombo di questi motori  sono amplificati al massimo.

Passa una famiglia di quattro persone, forse si godono una passeggiata sul bagnasciuga prima che venga invasa dai bagnanti.

Due pescatori  con le canne in mano  attraversano la passerella per guadagnare il posto migliore sull’isolotto che si trova al fondo ma qualcuno li ha già preceduti. Resteranno tutta la mattina, con le loro attrezzature migliori e le ultime esche comprate al negozio di “Caccia e pesca”  con la speranza di agguantare qualche pesce.

Due cocorite, dentro una gabbia appesa al balcone di fianco iniziano il loro chiacchiericcio, sono variopinti e per un attimo attirano la mia attenzione.

Più tardi è un andirivieni di mariti che vengono a conquistare un posto  sul pezzo di spiaggia libera piantando l’ombrellone e preparando le sdraio per le mogli o anche per loro. Ci si prepara a trascorrere una giornata al sole.

Paolo è sceso giù a portare il cane  poco  più giù nel viale dove in un apposito piccolo ritaglio lungo la ferrovia, anche loro possono fare i loro comodi.

Io vado giù a sedermi su una sdraio che gentilmente la padrona dello stabilimento di sotto mi mette in riva al mare. Passo prima a prendere un caffè e fare due parole con loro.  Ho bisogno di rilassarmi, di dimenticare le preoccupazioni che al lunedì mi attendono in città ed allora mi tuffo nell’acqua perché quello per me è un momento di  serenità, racconto al mare i miei dispiaceri e questi si attenuano a quel liquido tepore e mi infonde un po’ di speranza, mi ricarica per affrontare domani.

Mi porto un libro per avere un contegno visto che sono sola in mezzo a tanta gente che  allegra schiamazza, grida con i bambini, sorridono, si scambiano opinioni sulla giornata  e sui conoscenti assenti.

Non resto molto, non sono serena, scappo sopra tanto dal balcone posso guardare  tutti e  quel mare immenso mi ispira fiducia in quel domani che non ha pietà di me.

                                                  Maria Dulbecco    (due foglietti rotti)

 

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PERCHE’  SCRIVO

 

E’ come prendersi una rivincita sulla quotidianità.

Siamo quasi sempre costretti, condizionati, limitati, questa vita con le sue regole ci tarpa le ali.

Spesso non possiamo amare come vogliamo, chi vogliamo, non possiamo dire ciò che vogliamo a chi vogliamo, non possiamo volare, avere, dare, vedere….

Quante cose non possiamo.

Scrivendo invece, tutto  possiamo.

La bacchetta magica è nelle mani della nostra fantasia, la razionalità è solo ospite.

E così ci muoviamo nell’infinito, possediamo l’impossibile, e con un minimo di coraggio, peccando un po’ di presunzione, possiamo anche sostituirci a Dio.

 

 

               Franco Stefano Sardi

              

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Oggi è il primo Aprile ma per me è il compleanno di Claudia!!! Mia figlia ha pensato bene di arrivare il primo aprile così la mamma che è sempre smemorata  non  avrebbe mai dimenticato il giorno del suo arrivo in questo mondo.

    E’ arrivata il primo aprile alle ore 8,20 …una bambina bella come il sole!

Tanti tanti auguri  bimba mia, ti voglio bene anche se nonh te lo dico mai!!!!!!!!!!

Non sono capace di postare le immagini e non posso mettere tutti i fiori che vorrei. pazienza, fai finta che ci sono.

Ti metto il  SORRISO di una mia poesia

 
UN SORRISO
 
Un fiore
una stella
un sorriso.
A rallegrarci
basta un colore
un raggio di sole
che accende
due pupille fisse
che ti comunicano
comprensione
complicità
amore.
 
                    Maria Dulbecco
 

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I temporali

 I temporali.

 I temporali erano  avvenimenti che  portavano scompiglio particolare in paese.  Il suo arrivo faceva correre Eugenio (il sacrestano)  a suonare le campane per allontanare questa iattura capace di distruggere un raccolto frutto del lavoro di un anno intero.   A me piace ricordare  che al primo accenno di tuono, ero sicura che Donna Elvira sarebbe arrivata a casa nostra per superare la paura.  Io attendevo quei momenti perchè la signora, per distrarsi cominciava a raccontare storie delle antiche famiglie del  paese  delle  quali conosceva ogni  storia. Misteri che lei  raccontava e che io letteralmente bevevo.

 In queste incursioni, a volte, mi insegnava filastrocche da lei apprese nella sua fanciulleza, Tra queste:

La pigrizia andò al mercato
ed un cavolo comprò.
Mezzigiorno era suonato 
quando a casa ella tornò.
Cercò l’acqua, accese il fuoco
si sedette e riposò.
Ed intanto poco a poco
anche il sole tramontò.
Così persa ormai la lena
sola al buio ella restò
ed a letto senza cena
la meschina se ne andò.

Credo di averla ricordata bene ma se qualcuno la conosce e ho saltato qualcosa, mi fa piacere saperlo.

Altra, credo più conosciuta:

Cera una volta un re
seduto su un canapè
e disse alla sua serva
raccontami una storia
e la serva cominciò:
C’era una volta un re
seduto su un canapè
e disse alla  sua serva…..

Continuava così a ripetermi la stessa frase all’infinito fino a che la fermavo per stanchezza nell’ascoltarla   Cessato il temporale la sua serva, Francesca, tornava a riprenderla.

                                                           Maria  Dulbecco

 

 

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