LA ZIA MARIA

Autunno 2013 026

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Il mare

IL MARE

Il mare, mi accarezza
le guance
mi accoglie
mi avvolge
mi solleva
mi rincuora
mi libera
mi isola
mi tiene compagnia
mi parla
mi ascolta
mi fa le sue confidenze
ascoltando le mie

Maria Dulbecco

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BUON POMERIGGIO

Una poesia di Renato

TRAMONTO
AL RIFUGIO

Si è tinto le labbra
Stasera al tramonto.
Le montagne sono rosse di fuoco:
Chissà,
sta corteggiando l’aurora
che al di là si prepara?
Chissà,
quanti prati di fiori regala
al suo giovane amore
e nel grande vallone
il torrente Galambra
curioso ascolta
e canta.

Renato Finotti

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Angelina

ANGELINA

Cuore di cerbiatta ferita
Nei tuoi anni innocenti
Da chi doveva amarti e proteggerti.
Piccolo fiore di campo
Profumato e bianco
Nei cui minuscoli petali
Cresce un’esile vita, la sola
Che ti apparterrà
E ti saprà amare.
Madre disperata e pura
Riuscirai fra un po’ a dormire
E potrai riposare finalmente
Tra le sincere braccia del tuo Pensiero.
Oggi hai deposto, sicura dell’affetto,
dentro il mio cuore stordito e stanco,
il crudele Kaled che deturpa
la tua candida pelle.
Ma in un giorno di Giugno
In questo luogo dolorante e pigro
Riceverai il sorriso e la speranza
Di un domani felice.
Lucia Giongrandi

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Mamma e papà

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Maria

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Il matrimonio dei miei genitori

 

IL MATRIMONIO DEI MIEI GENITORI

Scritto per un corso unitre (non il mio)

 

         Credo sia stato un matrimonio sereno, per quanto i tempi potevano permetterlo.   C’è stata di mezzo una guerra e qualche cambiamento politico non da poco che sicuramente hanno condizionato lo scorrere di queste vite.

          Era il millenovecento ventisette quando si sono conosciuti.  I particolari li ho sempre sentiti da mia madre che amava ripetere di essersi innamorata di mio padre, la prima volta che lo aveva incontrato ad una festa patronale del suo paese.

          Mia madre, instancabile lettrice di libri e tra questi tutti i libri di Carolina Invernizio, con il suo romanticismo e la sua forte personalità progressista, per quei tempi e quei posti, decise che l’avrebbe sposato.

          In qualche modo glie lo fece capire ma anche mio padre non era rimasto insensibile al fascino di quella ragazza diciottenne, intraprendente, alta, bruna e dagli occhi chiari.

          La storia degli occhi merita un accenno particolare. A mia madre non piacevano i suoi occhi da gatto (così diceva lei) ma le piacevano gli occhi scuri di papà e ogni volta che aspettava uno di noi, pregava Dio di farli nascere con gli occhi di papà.  Il suo desiderio fu sempre esaudito visto che noi quattro figli abbiamo tutti gli occhi scuri.  Forse noi donne avremmo preferito i suoi.

           Papà partì per la guerra e rimase in pericolo (Croazia) fino a che questa terminò e il ritorno a casa avvenne, dopo il famoso armistizio, camminando a piedi da Lubiana fino in Abruzzo al confine con il Molise dove insieme affrontammo le difficoltà del primo scontro tra tedeschi e alleati che vide come scenario proprio il fiume Trigno che divide le due regioni (allora unite).

            Fino al ritorno di papà mia madre ci faceva pregare, tutti i giorni, vicino ad una immagine di S. Antonio da Padova. Allora eravamo tre figli poiché l’ultima sorellina nacque dopo la guerra.

            ALTRA DOMANDA POSTA DAL DOCENTE ERA :  Cosa vi dava fastidio di questa unione, ed ecco cosa ha preceduto ogni altro ricordo.

            Cosa mi dava fastidio?  :  Il fatto che mia madre dovesse sempre giustificare il perché dei nostri vestitini nuovi il che ci procurava molta apprensione ogni volta che scendevamo le scale con una mise ancora non vista da lui, sapendo che si sarebbe arrabbiato come prima reazione.

             Poi il tutto passava, anzi si compiaceva di portarci con lui sempre così ordinati e adeguati alle varie occasioni.

             Però anche lui ha sempre conservato il gusto del buon vestire fino alla sua morte avvenuta non molti anni addietro. (a me sembrano pochi ma in realtà cominciano ad essere tanti)

             Mia madre invece ci lasciò troppo presto!

                                                             Maria Mastrocola Dulbecco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ik matrimonio dei miei genitori

IL MATRIMONIO DEI MIEI GENITORI
Scritto per un corso unitre (non il mio)

Credo sia stato un matrimonio sereno, per quanto i tempi potevano permetterlo. C’è stata di mezzo una guerra e qualche cambiamento politico non da poco che sicuramente hanno condizionato lo scorrere di queste vite.
Era il millenovecento ventisette quando si sono conosciuti. I particolari li ho sempre sentiti da mia madre che amava ripetere di essersi innamorata di mio padre, la prima volta che lo aveva incontrato ad una festa patronale del suo paese.
Mia madre, instancabile lettrice di libri e tra questi tutti quelli di Carolina Invernizio, con il suo romanticismo e la sua forte personalità progressista, per quei tempi e quei posti, decise che l’avrebbe sposato.
In qualche modo glie lo fece capire ma anche mio padre non era rimasto insensibile al fascino di quella ragazza diciottenne, intraprendente, alta, bruna e dagli occhi chiari.
La storia degli occhi merita un accenno particolare. A mia madre non piacevano i suoi occhi da gatto (così diceva lei) ma le piacevano gli occhi scuri di papà e ogni volta che aspettava uno di noi, pregava Dio di farli nascere con gli occhi di papà. Il suo desiderio fu sempre esaudito visto che noi quattro figli abbiamo tutti gli occhi scuri. Forse noi donne avremmo preferito i suoi.
Papà partì per la guerra e rimase in pericolo (Croazia) fino a che questa terminò e il ritorno a casa avvenne, dopo il famoso armistizio, camminando a piedi da Lubiana fino in Abruzzo al confine con il Molise dove insieme affrontammo le difficoltà del primo scontro tra tedeschi e alleati che vide come scenario proprio il fiume Trigno che divide le due regioni (allora unite).
Fino al ritorno di papà mia madre ci faceva pregare, tutti i giorni, vicino ad una immagine di S. Antonio da Padova. Allora eravamo tre figli poiché l’ultima sorellina nacque dopo la guerra.
Altra domanda posta dal docente era: Cosa vi dava fastidio di questa unione, ed ecco cosa ha preceduto ogni altro ricordo.
Cosa mi dava fastidio? Il fatto che mia madre dovesse sempre giustificare il perché dei nostri vestitini nuovi il che ci procurava molta apprensione ogni volta che scendevamo le scale con una mise ancora non vista da lui, sapendo che si sarebbe arrabbiato come prima reazione.
Poi il tutto passava, anzi si compiaceva di portarci con lui sempre così ordinati e adeguati alle varie occasioni.
Però anche lui ha sempre conservato il gusto del buon vestire fino alla sua morte avvenuta non molti anni addietro. (a me sembrano pochi ma in realtà cominciano ad essere tanti)
Mia madre invece ci lasciò troppo presto!
Maria Mastrocola Dulbecco

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Apparizione

Apparizione

APPARIZIONE

Ti ho visto camminare tra la folla,
estraneo a tutti,
caro al mio cuore.

Ho riconosciuto la forma
della tua nuca,
la tua schiena ossuta,
la tua andatura,
quel passo un po’ dondolante
che mi faceva sorridere.
La gente ti sfiora
ma non ti guarda,
io ti rincorro
ma non oso chiamarti.

Così ti allontani,
ignaro del nostro incontro.
Sfiorarsi senza saperlo,
ecco l’attimo non colto.

Silvy Anelli

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Voglia di primavera

Voglia di primavera

Una poesia di Renato Fimotti

amor platonico

passavo davanti
a un negozio del centro,
mi ha colpito una modella
in vetrina,
era dolce,
era bionda,
era bella,
come Claudia Schiffer lei era.
ogni giorno indossava
vestiti griffati
all’ultima moda,
era una grazia
sembrava una donna vera.
più volte vestiva da sposa,
indossava come una poesia,
io le sussurravo frasi d’amore
così la sentivo più mia,
fissando i suoi occhi
era un parlare d’amore.
il bello che ieri passando
era svestita era nuda in vetrina,
sono rimasto di sasso,
lo guardata di fisso,
per lei sono arrossito,
non l’ho perdonata,
tutto l’incanto il sognare
nel nulla è svanito.

renato finotti.

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